Sito di Genisio!

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Una cosa che si impara quando si passa più di una mezz'ora in piazza grande (il Markt) a Delft è che la gente- i turisti si sposta tutta all'indietro per cercare di inquadrare tutta la torre della nieuwe kerk nella loro macchinetta fotografica. Vi anticipo già la soluzione, non c'entra, almeno se si usa un'ottica standard. Per la gioia dei turisti occasionali, ecco quindi non solo la torre, ma anche il suo riflesso in una pozzanghera.
Ora il prossimo passo è riuscire a incastrare nel campo di visione anche un arcobaleno..

Wednesday, October 21, 2009 @ 17:18 pm
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In una settimana, 5 nazioni! Facile, se si va in giro al confine tra Francia Germania e Lussemburgo.. ecco il risultato di una settimana passata a saarbrucken per una scuola. Per arrivare fin laggiù, treno lungo il Reno fino a Koln e poi a Koblenz, alla congiunzione del Reno con la Mosella. Di Lì si segue la Mosella fino a Trier, con i pendii coltivati a vigneti. e poi il fiume Saar fino a Saarbrucken. Se uno continua un altro po' lungo il fiume (il tram ci mette una 15ina di minuti) si arriva in Francia. Cosa che ho fatto, chiaramente. E per concludere, un paio di giornate in Lussemburgo, via l'antica città di Trier, in festa per un gemellaggio con una città giapponese. Bel posto, Lussemburgo città, pieno di rupi, ponti, mura, fortificazioni antiche, palazzi, umidità, abbazie, soldi e scale! e nella via del ritorno, si traversa tutto il Belgio per ritornarsene nei Paesi Bassi. Fine delle vacanze 2009! proveremo a far meglio l'anno prossimo!

Monday, September 28, 2009 @ 19:00 pm
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Ecco le foto del finesettimana in Grecia, con una rapida spiegazione. Primo giorno, arrivo a Thessaloniki, in Makedonia, nonostante un contratto da fimare in banca la mattina, e un ora di ritardo dovuta all'alitalia. Il giorno dopo, esploro la città, tra chiese ortodosse, vestigia veneziane (come la torre bianca o leucopyrgos), il mare, e testimonianze di 30.000 anni di storia. Serata si arriva a Litochoro, alle pendici dell'Olimpo ma già il giorno dopo si parte per la Tessaglia, a Kalambaka, città appena sotto le meteore. In due giorni visitiamo 4 monasteri costruiti appollaiati in cima alle rocce, Agia Triada, Agios Stefanos, Agois Nikolaos e Roussanou. Paesaggio sempre molto suggestivo, con le rocce a picco e vegetazione - oltre a un piacevole calduccio. Domenica sera si ritorna a litochoro, con un incidente di percorso - la macchina di una signora che ci aveva offerto un passaggio interagisce un gregge di capre e ne concia male un paio. Giorno successivo alla scoperta dell'Olimpo, fiumiciattoli, panorami e chiesette rupestri, ma nessuna scalata alla cima (Mitikas) della montagna causa 1) tempo bruttino e 2) il fatto che ci vogliono due giorni di cammino per arrivarci. Quindi la conversazione con gli dei è rimandata alla prossima volta.

Friday, September 25, 2009 @ 14:03 pm
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In partenza per la Germania, trovo il tempo di mettere online le foto della settimana in bici per il Sud-Olanda, Zelanda e Brabante, io e Giordanone. Una settimana di tempo bello (per gli standard olandesi) che ci ha permesso di fare 350 km, iniziando lungo la costa con le dighe (delta works) prima, arrivando a middelburg e poi risalendo nell'entroterra tra brughiere e aree umide, e decine di vie d'acqua con nomi variabili. E sulla strada del ritorno, sosta a kinderdijk per vedere finalmente i mulini a vento!

Saturday, September 12, 2009 @ 19:33 pm
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Sono appena tornato dal giro in bici nel sud-ovest dei paesi bassi, nelle regioni del sud-olanda, zelanda e nord brabante, ma più importante ancora, ora ho una casa nuova (e non ho più una casa vecchia!) questa è un'impressione di casa nuova, ritratta una 60ina di anni fa da Escher. Casa nuova (codename hippo) è quella a fianco a quella col frontone curvo. Ora si tratta solo di smantellare una catasta di cose, panni, mobili, lampade, pentole, etc etc e organizzarle!

Tuesday, September 1, 2009 @ 10:17 am
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Piccolo diario della gita in Cina.

Day 0
Prima di partire, pranzo leggero, poi visto Into the Wild per prepararmi un po’. Anche perché tutto il resto era pronto, la piccola valigia carica e il lavoro finito. Saluti a Alex e Nicola, e poi si va a Schiphol. Un prof che conosco di Rotterdam viene alla conferenza anche lui e sta sullo stesso mio aereo, facciamo due chiacchiere, ma lui se ne va presto in business class e mi lascia viaggiare vicino a una famiglia di cinesi (un po’ rumorosi).

Day 1
Si arriva a Hong Kong e l’orologio segna già le 3 di pomeriggio, dopo 12 ore di aereo. Vado subito in albergo, dopodiché vado a fare un giro per la città; un tifone (chiamato Molave) si era abbattuto sull’aerea qualche ora prima, ma si vedevano ben poche conseguenze della furia del vento e dell’acqua. Anzi, come ho scoperto poi, meglio, che aveva pulito l’aria del sozzume umido che si era accumulato i giorni precedenti. La città ha un bell’aspetto, pulita, con infrastrutture fatte bene, bei ponti sospesi, strade, un porto container vicino alla città (se non dentro), e un aeroporto modernissimo su un’isola artificiale. E grattacieli ovunque, come in un formicaio gigantesco. Provato a contattare dei colleghi del dipartimento che stavano in partenza qualche ora dopo, senza successo. Alle 20.00, mentre stavo sul waterfront di Kowloon (la penisola che fronteggia Hong Kong Island, ma senza grandi differenze di densità abitativa, né di stile di grattacieli) mettono in scena Simphony of Lights, un show sdi una 15ina di minuti con laser e proiettori dai grattacieli di Hong Kong Island e di Kowloon, con tanto di musica di sottofondo. Piuottosto turistica, direi..chissà che si prova a vedere ste luci tutti i giorni dell’anno. Non è che mi abbia entusiasmato granchè, a essere sinceri.

Day 2
Conferenza CASPT. Al welcome dinner, uscita anticipata per rivedere Simphony of Lights con gli altri (olandesi, tedeschi, svizzeri, un gruppo di cileni, un belga trapiantato in Inghilterra insieme ad un autoctono di Nottingham), che poi perdo nella folla.

Day 3
Conferenza CASPT. Tour tecnico a Hong Kong Shipyard, in una insenatura remota della penisola dove stavano riparando catamarani e un mega yatcht. A seguire, con gli abiti da conferenza poco adatti ad un tour tecnico, ancora sudati, cena al ristorante Jumbo a Aberdeen, a base di frutti di mare e pescato, cucina cantonese in pratica. Primo impatto serio con le bacchette, sopravvissuto! Dopo cena, passeggiata per i grattacieli di Central, a Hong Kong Island, con Kaspar. E, di ritorno, il tram a due piani che correva instabile lungo i binari, manco m’ha fatto pagare i due dollari di pedaggio.

Day 4
Conferenza CASPT. A seguire, tour (abbastanza turistico, mi trovo ad ammettere) in barca lungo Victoria Harbour al momento del tramonto, finchè ad una imboccatura dello stretto si arriva a un aggregato di casette ancora sfuggito al cemento dei grattacieli, Lei Yue Mun, a mangiare pesce freschissimo con due ‘straliani e due british. E una guida cinese matta che abita in un palazzo di case popolari (alto solo una 30ina di piani)

Day 5
La conferenza è finita, si cambia di alloggio; poi shopping per Kowloon (ma un po’ infastidito: cose elettroniche di basso valore, come penne usb, hanno un prezzo +- europeo. Forse è con i grandi telefononi che si risparmia qualcosa, a prezzo di non avere una garanzia usabile), e poi a Repulse Bay con Kaspar (via traghetto nel Victoria Harbour + autobus che si arrampica e scavalca Hong Kong Island). Un po’ di spiaggia, finalmente! Passeggiata a Stanley con un bel mercatino, e i pochi resti coloniali rimasti, la Murray House che è stata rimontata lì, ma mentre la rimontavano si sono accorti che avanzavano dei pezzi,e 6 colonne so rimaste lì davanti. Di ritorno, giro dell’isola, che cambia decisamente aspetto, strade strette e tortuose, con una diga che non sarà stata più larga di un 4 metri, ed era a doppio senso. Fortunosamente riusciamo a arrivare ad una fermata di tram, altrimenti eravamo persi in chissà che area abitativa che era piena di cinesi. Da lì, per arrivare al belvedere di Hong Kong Island, Victoria Peak, ci vuole quasi un'altra ora e mezza, compresa la scenica funicolare che si arrampica a una trentina di gradi, suppergiù; riusciamo a stare in cima poco prima delle 8 e rivedere una terza volta Simphony of Lights. Dopodiché, da Spaghetti House per disintossicarci un po’ delle cose cinesi, in previsione di altri 10 giorni di cinesitudine.

Day 6
Abbandono Hong Kong per Guangzhou (广州, Guǎngzhōu) o Canton, alla coloniale. Via treno, e mi tocca fare l’immigrazione, con controllo della temperatura (per l’influenza H1N1 – come raccomandazioni mi dicevano di evitare luoghi affollati. Piuttosto difficile per chi come me stava andando in aeroporto), e distruzione della povera banana che m’ero lasciato per mangiare. Ma da lí subito via all’aeroporto, l’idea che mi lascia la città è piuttosto bruttina, grattacieli e capitalismo senza anima. Arrivo a Guilin (桂林, Guìlín), un’oretta di volo, e ho il primo vero impatto col traffico alla cinese. Caos più totale, sorpassi a destra e sinistra, frontali evitati sembra quasi solo col suono del clacson che era sempre in funzione. In più, il fatto che stessero a rifare la via d’accesso alla città non aiuta. Trabiccoli d’ogni genere in giro per le strade, motorini elettrici pericolosissimi (perché silenziosi), tricicli grandi e con motori davanti, appesi alla ruota, camioni, moto, bici, bici carrozzette, macchine, trattori, etc etc fanno parte della fauna stradale. Non credo d’aver cenato in qualche maniera, mentre vedevo il mercatino in giro per Guilin e iniziavo a scoprire che la logica delle contrattazioni alla cinese, per un paio di tessuti.

Day 7
Aiutato dall’ostellatore, mi trovo su un giro per Longji, a un paio d’ore di bus da Guilin, in un’area montagnosa nei pressi di Longshen. Lì, per strade piuttosto strette e piene di frane, ci ritroviamo tra montagne intere terrazzate e coltivate a riso. L’aria complessiva era di un paese sperso in tibet: ponte sospeso traballante di legno per entrare e passare la fiumara, case di legno, nessuna strada, le signore del paese in veste tradizionale che ti assalgono per i souvenir. Il fatto che si sale a piedi l’ultimo tratto, che la giornata fosse umida e che piovesse leggero faceva si che non c’era scampo a essere completamente bagnati; ma faceva abbastanza caldo da sopportarlo bene. Si mangia in una taverna tipica a Ping’an, un paese di montagna, dove la specialità è riso e pollo cotti a vapore dentro un bambù. Non male, tra l’altro qua le forchette nemmeno c’erano e per pulire il pollo le bacchette hanno trovato un valido sostituto nelle mie manacce. Poi salgo fino in cima alla montagna a apprezzare il panorama dei campi terrazzati di risaie (chiamati schiena del dragone, e nove stelle con luna) che digradano a scalini fino in fondo; se ci fosse un po’ più di sole, sarebbe davvero uno spettacolo mozzafiato. Al ritorno, ci fermiamo ad un paese di etnia Yao (Hangluo Yao), una minoranza protetta in Cina. Dove le donne si tagliano i capelli una sola volta nella vita, quando si sposano; e hanno acconciature quanto meno complicate, visto che i capelli so lunghi un paio di metri. Da bravi turisti, ci presentano uno show dei costumi tipici e delle danze e musiche locali, ma forse è un bene, così continuano a essere loro stessi. Sul viaggio di ritorno, incontro Stefan, con cui poi esco la sera a Guilin, per provare a festeggiare il mio compleanno, con una torta quasi francese ( un a foglia di prezzemolo sulla torta alla fragola deve far parte della visione dei dolci che hanno qua) e un sorso di snake liquor. Riesco a evitare la pioggia, così come un karaoke pseudo irlandese. Comincio a pensare che davvero il karaoke è una delle poche maniere che hanno i cinesi di divertirsi.


Day 8
Si va a Yangshuo (阳朔, Yángshuò) via barca, lungo il fiume Li. Il panorama è decisamente assurdo, pieno di montagne carsiche che si elevano senza apparente ragione con le forme più bizzarre lungo il corso del fiume. In pratica quello che succede se un bambino disegnerebbe le montagne; tutto piatto e ste colonne o cumuli di che si alzano, il tutto ricoperto da una fitto bosco di bambù o altra vegetazione lussureggiante. Dopo un pranzo di pesce sulla barca, si arriva a Yangshuo, che probabilmente è il posto più turistico che andrò a visitare. Persino Bush è stato qui! dopo un tentato shopping di cose inutili tibetane o cinesi, continuo il tour verso la Cina profonda, in un paese lungo il fiume YuLong (遇龙河, Yu Long -forse anche il paese si chiama YuLong), dove c’erano due bei ponti a schiena d’asino. Qua il riso è già maturo, e la gente trebbia, secca la paglia e insieme trapianta la piante giovani, per avere un secondo raccolto a fine estate. L’edilizia rurale cinese è un esempio di disordine e povertà con case non finite, mattoni di terra, palazzi in malora, ma il governo (come sede del partito comunista e come manifesti delle politiche sociali) arriva dappertutto. Andiamo poi in bambù rafting lungo il fiume per vedere i bufali d’acqua e la pesca col cormorano. E provare a mandare avanti la zattera di bambù lungo il fiume, con risultati disastrosi. Migliori cmq della ragazza canadese che c’aveva provato prima di me. Serata in giro per Guilin, alla scoperta dei suoi laghi e parchi acquatici.

Day 9
Approfitto della giornata per un giro approfondito di Guilin, iniziando dal Parco delle Sette Sorelle (così chiamato perché ha sette colline carsiche che si alzano nel suo perimetro, due che somigliano un cammello) con la Seven Star Cave (七星岩, Qīxīngyán), grotta carsica dove l’illuminazione un po’ esagerata ravvivava l’ambiente e lo rende più suggestivo. Molto più di quanto la guida che parlava in cinese riuscisse a fare. E dove anche ci sono scimmie, farfalle giganti, tanta ma tanta acqua, pagode, e turisti cinesi. I quali si interessano tanto alle persone straniere da chiedere di poter parlare un po’ dello stentato inglese che sanno, e di poter avere una foto di te. Vabbè, sti cinesi.
Il pomeriggio, ultimo shopping, internet che va lentissima (colpa di attacchi informatici contro internet cinese, dice l’ostellatore), e una abbondante pioggia finale concludono le mie giornate nel Guangxi. E lo ammetto, ho cenato da McDonalds per poche decine di Yuan.

Day 10
Dopo un volo quanto meno fastidioso (per colpa di un volo posticipato ho cambiato biglietto, e ho dovuto fare scalo a Guangzhou, e spiegare tutta la faccenda alle hostess di terra) arrivo nel pomeriggio a Chengdu (成都, Chéngdū), in Sichuan. L’ostello mi fa subito un’ottima impressione, e una migliore ancora sapere che Fang Fang, una mia collega del dipartimento, viene a prendermi là in serata. Andiamo a cena tutti e 4 (anche il prof Henk che la accompagna nel viaggio, e il ragazzo di Fang Fang) a prendere un hotpot. Che effettivamente piccante è, una zuppa bollente pieno di peperoncini e erbe strane dove si cuociono al volo le cose da mangiare, come funghi o carne.

Day 11
Giro organizzato da Fang Fang e Henk, a Dujiangyan (都江堰, Dūjiāngyàn) per vedere gli effetti maggiori del disastroso terremoto che ha colpito la zona un paio di anni fa (75% edifici inagibili, migliaia di morti, in quella città), e vedere le montagne sacre del taoismo presso Qingcheng (青城山, Qingchengshan). Però in ordine inverso. In ogni modo, la montagna cinese è suggestiva, ma completamente lastricata di scalini, e piena di gente. Saliamo un po’ fino ad una pagoda tempio, poi ritorniamo indietro, sempre in mezzo al caldo e al suono assordante di cicale e simili. In ogni caso, non un raggio di sole filtra le nubi bianche, né lo farà da quel momento a quando rimarrò in Cina. Di ritorno a Chengdu, cena importante con i genitori del ragazzo, in un top-restaurant, sala riservata. Buono e ben servito, non c’è che dire. Poi giro per Chengdu alla ricerca della statua di Mao che dovrebbe essere in piazza grande, per una foto in notturna. Ma, ahimé, tradito dai lavori per la metropolitana non la trovo.

Day 12
Pieno di coraggio e buone speranze abbandono un po’ impaurito l’ostello con una missione, arrivare a vedere il Buddha gigante (乐山大佛, Lèshān Dàfó) che sta a Leshan, (乐山, Lèshān), 2 ore di autobus da Chengdu. Solo che devo prima prendere un autobus 16 o 55 in Chengdu, e poi arrivato alla stazione chiedere un biglietto per Leshan, e poi un altro autobus 13 per arrivare fino al sito. E tutti gli autobus sono servizi regolari, e parlano solo cinese- e costano poco: meno di 50 Yuan (+-5 eur) per 2 ore di spostamento. Ce la faccio nonostante tutto, per scoprire che se a Chengdu è umido, a Leshan è completamente piovoso e brumoso, un fiume piuttosto grande (in realtà tre fiumi, il Min, Qingyi e Dadu che si uniscono proprio lì) separa il sito dalla città vera e propria e a malapena si riesce a distinguere l’altra riva. Il Buddha è impressionante, ma difficilmente si riesce a coglierne la vista completa senza un elicottero, visto che ne sta seduto bel bello, molto ben incassato in una rupe da più di 1300 anni. Un`ora di fila, e più ancora, per poter scendere lungo la rupe e vederlo dal basso. Con i cinesi che si intrufolavano lungo gli scalini molto ripidi che scendevano scavati nella roccia viva della rupe. Si, nel senso che a volte non ci pioveva nemmeno. In compenso di europei ben poche tracce, la stragrande maggioranza erano cinesi in vacanza. Arrivato giù, il sentiero continua attraverso la rupe dalla parte opposta. Visto il resto del parco, riesco ad arrivare alla stazione dei bus e ritornare a Chengdu per le 18.00, nonostante l’autista fosse un pazzo scatenato e ce la metteva tutta per intruppare le macchine in autostrada. Un giro nei quartieri sud, dove i negozi di elettronica sono appena chiusi, ma quelli di outdoor no, e spendo una mezzora per ripararmi dalla pioggia e fare spesa.

Day 13
All’ostello sono riuscito a trovare un gruppo di persone che va a vedere i panda, ad un centro di ricerca (il più grande al mondo, per i Panda giganti) appena fuori città. Dopo un’ora di ritardo per problemi al minivan, arriviamo e effettivamente vediamo Panda Giganti, Panda Rossi, cuccioli, pavoni, etc etc. Orsacchiottoni che praticamente sopravvivono solo grazie all’inseminazione artificiale, e che lentamente stanno aumentando in attività e anche in natura, a qualche centinaio di chilometri da qui. Mangiano -sgranocchiano, sembra più corretto- bambù tutto il giorno sdraiati che sembrano davvero godersela, la vita. Poi riesco a fare un giro ad un monastero buddhista nei presi dell’ostello, nella parte nord della città, e a vedere negozietti più o meno finti che vendono cose cinesi (quelle vere, tipo l’arte tibetana o etnica o la giada, e quelle finte, che vediamo anche in italia, tipo i giocattoli di plastica). Arrivo fino alla piazza dove riesco a trovare la statua di Mao, giochi d’acqua e tante persone che si godevano l’aria aperta. Lo stesso anche al parco del popolo, due isolati più là, dove addirittura danzavano all’aperto, melodie cinesi abbastanza lamentose, che non era nemmeno la prima volta che sentivo; avevo già visto una sessione di danza notturna davanti ad un palazzo, qualche giorno prima, e le donne che danzavano con una racchetta e una pallina in equilibrio. Cena in ostello e divertimenti a seguire con spagnoli, brasiliani e inglesi, parlando con gente che viene da chissàddove e rimane in cina per settimane o mesi ancora, provando a capire la cultura antica e odierna del posto. Quante cose da dire!

Day 14
Si riparte! Il minivan sembra perdersi per strade sempre più strane ma alla fine l’aeroporto arriva! 10 ore di volo, più una mezzora di ritardo per controlli aggiuntivi all’aeromobile, e si ritorna in Europa! 14 giorni quasi esatti sono passati dalla partenza. Ora cibo italiano per una settimana, almeno!

Monday, August 3, 2009 @ 17:20 pm
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